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venerdì 8 maggio 2020

STEP#13: Il Louvre

I musei sono i luoghi dove è racchiuso il maggior numero di storia. E' incredibile pensare come in  alcune stanze possano essere conservati anche centinaia di manufatti archeologici. Oggi giorno questi luoghi sono alla base del turismo mondiale, ma naturalmente non sono un'invenzione recente.  Il primo museo certificato risale addirittura al 530 a.C, ma ovviamente questo non si avvicina sicuramente all'idea che abbiamo oggi. Per trovare qualcosa di un po più compatibile con quello che intendiamo noi per museo, e venendo in contro al compito di ricercare la nostra azione nel 1700, ho deciso di riportare uno di questi luoghi che tutt'ora risulta essere uno dei musei più conosciuti e visitati al mondo, il Louvre. Fondato nel 1793, esso presenta opere d’arte delle antiche civiltà e dal Medio Evo fino al 1850. Si divide in 8 sezioni: Orientali antiche, Arti islamiche, Egiziane antiche, Greche, Etrusche, Romane e, per quanto riguarda la storia più recente, dipinti, sculture, stampe e disegni. Qui di seguito vi riporto un breve video che spiega come la sua struttura si sia modificata nel tempo.


Fonti: https://www.vivaparigi.com/museo-louvre-parigi/
https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_del_Louvre

venerdì 1 maggio 2020

STEP#12: L'architettura alimentare

Nel medioevo lo sviluppo tecnologico legato alla conservazione alimentare non si riversa nella creazione di nuovi dispositivi quanto nella formazione di ambienti dediti a questo scopo. Nacquero in quel periodo diversi luoghi della casa, ma anche della città, studiati appositamente per conservare determinati cibi. Tra questi troviamo fosse per il grano e neviere. Le fosse da grano non sono altro che una sorta di cisterne presenti nei dintorni della zona abitata e nelle quali si teneva appunto il grano, che doveva approvvigionare l'intera città. Vi consiglio di osservare attentamente l'immagine successiva dove potrete trovarne una descrizione della struttura.

Leggi argomento - ECONOMIA E COMMERCIO

Le neviere invece nascono dalla necessità di mantenere intatta la neve. Questa risultava molto utile nella conservazione degli alimenti ma anche per rinfrescarsi nei periodi più caldi dell'anno. Queste strutture erano infatti collocate in luoghi esposti a nord, freschi ed umidi, quali sotterranei, grotte, scantinati e fosse, oppure in costruzioni apposite, dove la neve poteva conservarsi per diversi mesi, anche in quelli più caldi. La forma delle neviere poteva cambiare da territorio a territorio, a seconda delle usanze e delle esigenze della gente che abitava quella zona. Inoltre se  la profondità della neviera lo consentiva, si formavano più strati di neve separati da strati di frasche e foglie secche, che avevano funzione isolante. Questo sistema consentiva di mantenere freddo lo strato più profondo, anche quando si estraeva la neve dagli strati più superficiali.


File:Neviera Praglia.jpg - Wikipedia





lunedì 13 aprile 2020

STEP#08: Un salto nell'antichità

La conservazione è una pratica molto antica che nasce quando l'uomo subisce il passaggio da  nomade a stanziale. Infatti fino a quel momento non vi era mai stata la necessità di mantenere intatto il proprio cibo, in quanto possiamo dire che l'uomo vivesse alla giornata, nutrendosi di ciò che cacciava, senza considerare il fatto che il giorno successivo sarebbe potuto restare a digiuno. E' quindi con la nascita dei primi villaggi che vengono create le prime tecniche di conservazione alimentare.
Volendoci spingere nel dettaglio andrei ad analizzare questo aspetto all'interno della società Romana.
Naturalmente i trattamenti erano diversi a seconda dei prodotti; quelli della terra, quali legumi e cereali, per esempio, venivano posti in dei contenitori di legno, che prendono il nome di dolia, e dopo di che bastava praticare l'essiccazione oppure mantenerli in luoghi asciutti, per preservarli dall'umidità e dai roditori.
Per quanto riguarda i prodotti liquidi (olio, vino...) venivano utilizzate botti di legno (in particolare in Gallia Cisalpina), che venivano impermeabilizzate attraverso l'utilizzo della pece, ma soprattutto le amphorae, ovvero dei grossi contenitori di terracotta dotati di collo stretto e lungo, che poteva essere chiuso con tappi di terracotta o di sughero.
Ortaggi, olive, frutta e pesce venivano conservati al naturale oppure in salamoia, mentre per la carne, ma anche per il pesce, si ricorreva a strumenti quali la salatura e la affumicatura. Si tratta di metodi non tra i più efficaci, in quanto rendevano la carne molto dura, praticamente immangiabile, se non dopo essere stata bollita prima nel latte e poi nell'acqua. A seguito di questi trattamenti la carne veniva riposta in una apposita stanza buia e ben aerata, il carnarium, dove i prodotti affumicati venivano appesi mentre quelli salati venivano sistemati entro giare di terracotta.


dolia

anfore

I link: 


sabato 4 aprile 2020

STEP#06: Il termine nella letteratura

Oggi prenderemo in esame la nostra azione all'interno di un testo letterario per osservarne come uno scrittore ha saputo adattare questo verbo alla situazione che doveva descrivere al suo pubblico.
A questo proposito ho scelto come libro "Se questo è un uomo" di Primo Levi, nel quale ho trovato un'applicazione di questo concetto che mi ha molto colpito e che ritengo molto significativa, di cui vi riporto un cenno:

"Nulla più è nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga."

Da queste poche righe emerge la paura e la consapevolezza dello scrittore che, una volta fatto ingresso nel campo di concentramento, lui potrebbe non riconoscersi più a causa del trattamento che era rivolto ai deportati dai nazisti, i quali tendevano a privare i loro prigionieri di ciò che aveva costituito un collegamento con la loro vita prima di quel momento. La più grande paura di Levi è quella di sentirsi talmente estraneo a quella vita da smarrire anche la propria identità, per la cui conservazione ritiene sia doveroso combattere.

Potete trovare la citazione a pag.42 del seguente link:

sabato 28 marzo 2020

STEP#04: Il Mito

In questo post ho deciso di portare una pratica molto antica e in voga ai tempi degli antichi egizi, ovvero quella della mummificazione, nella quale vedo un'affascinate aspetto della conservazione; dietro ad essa, infatti, non vi è uno scopo puramente materiale.

 La motivazione profonda che spingeva gli antichi Egizi a mummificare i loro morti era legata al fatto di voler garantire che l’anima del defunto potesse vivere oltre la morte del suo corpo. Nella religione egizia infatti si credeva alla resurrezione: essi pensavano che in ogni essere umano ci fossero due principi vitali, il Ba, ovvero lo spirito dell'energia eterna e il Ka, che era una sorta di angelo custode. Questi abbandonavano il corpo nel momento della morte fisica, ma vi tornavano in quanto sopravvivevano a questa fine e al loro ricomparire era necessario che il corpo fosse in buone condizioni, altrimenti la loro presenza veniva meno.


Hanno ricostruito la voce di una mummia egizia di 3.000 anni fa ...

Nel caso in cui l'argomento vi avesse interessato e lo voleste approfondire vi rimando al link https://it.wikipedia.org/wiki/Mummificazione, dove potete trovare ulteriori informazioni riguardo la mummificazione e anche quello che era il procedimento applicato all'epoca.
Inoltre vi invito ad approfittare dell'iniziativa messa in atto dal Museo Egizio di Torino che consente di osservare e approfondire i reperti in esso contenuti in modo virtuale: 




Scuola internazionale per lo studio delle mummie a Santa Lucia del ...



martedì 24 marzo 2020

STEP#02: Il Racconto

Il verbo Conservare fa la sua prima apparizione nel mondo latino. Infatti, come già detto in precedenza, conservare deriva da conservo, che a sua volta è dato dall'unione di due termini: la particella con- e il verbo serbare, da cui serbo, ovvero "serbarecustodiremantenere".
Nonostante ciò, è indubbio che le azioni legate a questo termine fossero messe in atto già molto prima.
Prendendo per esempio l'ambito alimentare, già all'epoca dell'uomo delle caverne venivano praticate tecniche per la conservazione del cibo, come l'utilizzo del sale che permetteva in questo modo di disidratare l'alimento e di preservarne la durata.
Mentre al tempo dei romani si era soliti essiccare il cibo e riporlo in un ambiente fresco in modo da poter farne scorta e da poterlo consumare quando necessario. Altre tecniche di mantenimento sviluppate nel tempo sono l'affumicatura, il posizionamento di pietanze sottolio e la cottura.
Naturalmente questo non è l'unico ambito in cui la la conservazione trova spazio in cui diffondersi, come ci mostra il significato che oggi attribuiamo a questa parola.
I ricordi, le esperienze e le abitudini delle genti che ci hanno preceduto sono giunte fino a noi grazie alla tendenza dell'uomo a conservare ciò che per lui ha rappresentato qualcosa di importante.
Grazie a un semplice disegno su una parete, a un monumento, a una breve poesia oppure a un libro che i nostri antenati ci hanno lasciato, siamo in grado di rivivere momenti della loro storia e posiamo in questo modo trarre i migliori insegnamenti che la loro vita può trasmetterci, in modo da farli nostri.
Come possiamo vedere le tecniche di conservazione non sono poche, col passare del tempo le diverse culture ne hanno sperimentate di nuove e le hanno tramandate ai loro discendenti, fino ad arrivare ai giorni d'oggi, quando queste si sono trasformate in quelli che possono essere il frigorifero ed internet, dove ormai possiamo riporre tutto quello che vogliamo.
Naturalmente la grande tecnologia che si nasconde dietro a questi nostri moderni strumenti di conservazione ha reso superflui tutti i metodi visti prima, ma nonostante ciò è bello vedere come questi non siano stati abbandonati, questo forse perché, in fondo, ci legano a una storia che pur essendo lontana è anche nostra.







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STEP#25: Ritornando sui propri passi

Il nostro viaggio alla scoperta degli aspetti della parola conservare è terminato. Prima di concludere questo percorso però vorrei dare mod...