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mercoledì 3 giugno 2020
martedì 2 giugno 2020
STEP#22: Expiration-wand
A quanti di voi è capitato di buttare via del cibo perché prossimo alla data di scadenza? Scommetto che a tutti sia successo di farlo almeno una volta, magari senza nemmeno verificare che si trovasse veramente in pessime condizioni. Come ben sappiamo, spesso le aziende indicano sulla confezione una data entro cui "preferibilmente" il prodotto andrebbe consumato. Questo termine non ci indica una data precisa, ma bensì la sua scelta è frutto della necessità di indicare una data quanto più corretta al consumatore, ma anche del volersi tutelare da eventuali danni arrecati dal prodotto per via della cattiva condizione in cui si potrebbe trovare nella vicinanza della scadenza. Facendo così però può essere che un alimento venga buttato prima del dovuto, sprecando inutilmente del cibo. Da tutto ciò deriva la mia idea di dar vita ad uno strumento che sia in grado, prelevando una microscopica componete di cibo, di definirne lo stato di deterioramento. Questo dispositivo si comporrebbe di un manico, sul quale sarebbe presente un piccolo display, e collegato ad esso un sottile ago in grado di prelevare una minima porzione dell'alimento. Il sistema presente all'interno del manico potrebbe quindi analizzare lo stato chimico dell'oggetto sotto esame, e una volta conclusa l'operazione, invierebbe un segnale al consumatore tramite il display. Questo strumento renderebbe possibile effettuare una tipica analisi da laboratorio nella casa di una qualsiasi persona e potrebbe essere sfruttato anche all'interno dei grandi supermercati, per tenere d'occhio quegli alimenti che vengono venduti sfusi. In questo modo saremmo in grado di individuare l'esatta data di scadenza, evitando un inutile spreco di cibo e di denaro.
STEP#21: Un brevetto
Naturalmente le invenzioni legate alla conservazione, come abbiamo visto, non sono di certo mancate e alcune di queste sono anche state brevettate. Ricercandone un esempio mi sono imbattuto in una creazione di Rudolf A Cammann. La sua idea fu quella di dare maggiore forza ai fogli di cellophane e lo fece facendo aderire fra di loro due strati di questo materiale con le loro direzioni di orientamento perpendicolari l'una all'altra. Tra i due strati, per mantenerli uniti, fu disposta una resina la cui reticolazione è attivata dall'acqua. Venne poi effettuato un processo di essiccazione, ponendo il cellophane in una apposita camera in cui troviamo alte temperature e una bassa umidità. Questa sua invenzione fu brevettata nel 1974 e gli fu attribuito il codice DE2443501A1.
Al seguente link potete trovare il brevetto
https://patents.google.com/patent/DE2443501A1/en?oq=cellophane, inoltre nel caso vogliate avere maggiori informazioni sul cellophane vi rimando a uno dei post precedenti.
giovedì 14 maggio 2020
STEP#15: Il cellophane
Un oggetto che ormai nelle nostre case non può mancare è il cellophane, o pellicola per noi italiani. Si tratta di uno strumento che trova il suo utilizzo soprattutto in ambito alimentare. A tutti noi sarà sicuramente capitato di dover avvolgere con questo prodotto i nostri cibi in modo da poterne garantire una conservazione ottimale. Ma naturalmente questo può essere impiegato anche per imballare oggetti di vario tipo. Il cellophane, nato nel 1908 da un'idea di Jacques Edwin Brandenberger, un ingegnere chimico svizzero, non è altro che una pellicola sottile e trasparente costituita da idrato di cellulosa. Il procedimento di fabbricazione consiste nel far passare della viscosa attraverso una sottile fessura posta in un bagno di acido, a questo punto la viscosa si trasforma in una pellicola di cellulosa. E' grazie alle sue principali caratteristiche, ovvero impermeabilità all'acqua e all'aria (e di conseguenza ai germi), che questo prodotto risulta essere uno dei modi migliori per mantenere freschi i nostri alimenti.
Immagine tratta da Google
mercoledì 29 aprile 2020
L'auto: uno strumento per conservare
Le auto sono un'opera ingegneristica che, andando sempre più avanti nel tempo, sono dotate di un maggior numero di dispositivi tecnologici, alcuni dei quali sfruttano anche principi che coinvolgono la conservazione. In questo caso trattiamo la conservazione energetica e lo facciamo analizzando il sistema "Hybrid" progettato dalla casa automobilistica giapponese Suzuki e che naturalmente troviamo montato sulle auto da essa prodotte. Solitamente quando parliamo di auto elettriche ci aspettiamo che lo siano totalmente o per lo meno al 50%, ma in questo caso la componente elettrica è minima. Esso, infatti, sfrutta un alternatore, l’Integrated Starter Generator (ISG) e due piccole batterie, una tradizionale e una a ioni di litio. Ma quella che a noi più interessa è proprio quest'ultima: l'alternatore, infatti, nella fase di decelerazione, produce energia che viene poi conservata nella batteria a ioni di litio e sfruttata in seguito durante la fase di accelerazione. In questo modo il sistema grava meno sul motore a benzina e porta a un risparmio di carburante non indifferente, soprattutto se si viaggia in città, dove frenate e ripartenze non mancano.
Fonte per approfondimento e immagini: https://www.motorionline.com/2018/12/14/tecnologia-suzuki-hybrid-come-funziona-5cosedasapere-episodio-1/
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