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martedì 7 aprile 2020

STEP#07: La Poesia

Andando ad analizzare quella che è la presenza del nostro verbo all'interno di un testo poetico, ho scelto di portarvi "In memoria" di Ungaretti.
Si tratta di un componimento scritto in modo da permettere di conservare il ricordo di un suo vecchio amico, Moammed Sceab, nel quale il poeta vede molte caratteristiche comuni ad entrambi; per un ulteriore analisi del componimento vi rimando a questo sito: 

In Memoria

Locvizza il 30 settembre 1916
Si chiamava
Moammed Sceab


Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perché non aveva più
Patria
Amò la Francia
e mutò nome



Fu Marcel
ma non era Francese
e non sapeva più
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena
del Corano
gustando un caffè



E non sapeva
sciogliere
il canto
del suo abbandono



L’ho accompagnato
insieme alla padrona dell’albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 5 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa.



Riposa
nel camposanto d’Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una
decomposta fiera



E forse io solo
so ancora
che visse

sabato 4 aprile 2020

STEP#06: Il termine nella letteratura

Oggi prenderemo in esame la nostra azione all'interno di un testo letterario per osservarne come uno scrittore ha saputo adattare questo verbo alla situazione che doveva descrivere al suo pubblico.
A questo proposito ho scelto come libro "Se questo è un uomo" di Primo Levi, nel quale ho trovato un'applicazione di questo concetto che mi ha molto colpito e che ritengo molto significativa, di cui vi riporto un cenno:

"Nulla più è nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga."

Da queste poche righe emerge la paura e la consapevolezza dello scrittore che, una volta fatto ingresso nel campo di concentramento, lui potrebbe non riconoscersi più a causa del trattamento che era rivolto ai deportati dai nazisti, i quali tendevano a privare i loro prigionieri di ciò che aveva costituito un collegamento con la loro vita prima di quel momento. La più grande paura di Levi è quella di sentirsi talmente estraneo a quella vita da smarrire anche la propria identità, per la cui conservazione ritiene sia doveroso combattere.

Potete trovare la citazione a pag.42 del seguente link:

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